Non serve crescita ma equità sociale

16 AGO 20
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L'Italia non ha bisogno di crescita ma di equità sociale. Un organismo sociale non deve tendere a crescere indefinitamente ma - raggiunto uno standard economico e una capacità produttiva compatibile con le necessità vitali - deve impegnarsi a distribuire su tutta la popolazione le ricchezze prodotte (non dimenticando i più deboli ma stigmatizzando lo stuolo dei furbi e degli ignavi). Chi possiede le leve di potere per diffondere "equamente" le ricchezze prodotte dalla collettività ? Chi ha l'obbligo di "riformare ",cioè di dare nuova forma e assetto istituzionale alla congerie di beni economici prodotti dal settore imprenditoriale , professionistico, artigianale ,terziario ? Innanzitutto il Legislatore ( con al vertice il Capo dello Stato che ha l'onere di controllare l' equità, la copertura finanziaria e la costituzionalità delle leggi varate dal Parlamento) ,ii Governo ( esecutore materiale delle leggi), la Magistratura (specialmente quella Amministrativa e contabile), i corpi sociali legalmente costituiti (partiti, sindacati, associazioni di liberi cittadini ).L'utopia della crescita economica a tutti i costi e senza limiti porta allo scontro sociale tra chi "produce" di più e chi "consuma " di più. Se lo stato non definisce i limiti di produzione dei beni di consumo e non determina gli standard di necessità primarie e incomprimibili per ogni classe sociale e le congrue remunerazioni economiche ( invalidi, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti privati e pubblici, pensionati virtuosi - NON pensionati d'oro!-, politici, magistrati...) saremo sempre a parlare a vanvera di Equità ! Alla base del concetto di Equità sta il concetto di merito ; alla base del concetto di Solidarietà sta il concetto di pace sociale e di aiuto ai più deboli... senza alcuna compassione né per i furbi( leggi: evasori e privilegiati) né per gli ignavi (leggi: sfaticati). Insomma: c'è un tempo per crescere e uno per armonizzare la crescita esagerata e antifisiologica.